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"Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza"   Don Tonino

ALLESTIRE IL PRESEPIO IN CASA NELL’ATTESA DI GESÙ BAMBINO

 


IL RITORNO del presepio nelle case può essere l’occasione per riscoprire, genitori e figli insieme, la condivisione dell’attesa che precede il Natale. Possiamo pensare all’arte di fare il presepio con creatività e laboriosità intesa come liturgia domestica. Educare se stessi all’attesa significa dare al ritmo quotidiano dell’Avvento una tempistica sganciata dalla fretta. 
L’attesa di Colui che viene a donare gioia al nostro cuore e nella nostra famiglia è alimentata da segni e simboli legati alla tradizione religiosa. 
Diventa importante lo spazio individuato nella propria abitazione per la realizzazione del presepio, la scelta delle statuine, il materiale da utilizzare, il luogo adatto secondo i propri gusti estetici. 
Educare all’attesa può essere l’obiettivo psico-educativo e religioso del fare il presepio in famiglia. Mentre si attende in un clima di pace, si vince l’impazienza, dando valore ai doni che il Signore elargisce ogni giorno e sviluppando un atteggiamento di gratitudine alla vita stessa. 
Allestire il presepio in famiglia con la partecipazione di adulti e bambini, richiede un impegno collaborativo da parte di ciascuno ed ha una valenza educativa verso i più piccoli. Se la fase di realizzazione del presepio avviene nell’armonia familiare e in un clima gioioso di fede, alla vigilia di Natale si aspetterà davvero la nascita di Gesù Bambino. 
Nella Notte di Natale con cuore umile e pieno di stupore, l’intera famiglia potrà inneggiare il Gloria. Dopo la messa di mezzanotte, rientrando a casa, Gesù Bambino verrà deposto fra Maria e Giuseppe nel presepio allestito insieme.

Lucia Giallorenzo

da "la domenica.it"

 

L’8 dicembre nella solennità dell’Immacolata Concezione celebriamo il dogma che vuole Maria preservata dal peccato originale, immune dall’esserne toccata sin dall’inizio del concepimento. Una verità di fede che nulla toglie all’umanità della Vergine, alla sua tenerezza materna cui guarda soprattutto chi soffre e si sente dimenticato.Così la invoca don Tonino Bello

La sofferenza di Maria accettata con la sapienza della fede ha ispirato e continua a ispirare santi e mistici, Tra loro “don Tonino Bello” (1935-1993) il vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi che alla Vergine ha dedicato pagine bellissime, come questa:

Santa Maria, Vergine della notte, 
noi t’imploriamo di starci vicino 
quando incombe il dolore, irrompe la prova, 
sibila il vento della disperazione, 
o il freddo delle delusioni o l’ala severa della morte. 
Liberaci dai brividi delle tenebre. 
Nell’ora del nostro calvario, 
Tu, che hai sperimentato l’eclissi del sole, 
stendi il tuo manto su di noi,
sicché, fasciati dal tuo respiro, 
ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà. 
Alleggerisci con carezze di Madre la sofferenza dei malati. 
Riempi di presenze amiche e discrete
il tempo amaro di chi è solo. 
Preserva da ogni male i nostri cari 
che faticano in terre lontane e conforta, 
col baleno struggente degli occhi, 
chi ha perso la fiducia nella vita. 
Ripeti ancora oggi la canzone del Magnificat, 
e annuncia straripamenti di giustizia 
a tutti gli oppressi della terra. 
Se nei momenti dell’oscurità ti metterai vicino a noi 
le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto.
E sveglieremo insieme l’aurora. Don Tonino Bello

 

La Vergine ferita nel santuario pugliese

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La Vergine ferita nel santuario pugliese

 

Del resto, pesantissime sono state le prove cui Maria di Nazareth è stata sottoposta durante la sua esistenza terrena. Un carico di angoscia e dolore di cui l’arte si è fatta spesso interprete. Nel santuario dedicato alla Madonna della Grazia a Galatone, in provincia di Lecce ad esempio è custodito il dipinto della “Vergine con l’occhio nero”, visto il livido scuro che le circonda l’orbita destra. A dire il vero quella caratteristica non è frutto di una scelta pittorica, bensì della rabbia di Antonio Ciuccoli, incallito giocatore d’azzardo che, nel 1586, dopo l’ennesimo tracollo finanziario, trovò rifugio, ubriaco, nella cappella pugliese. Qui al culmine dell’ira, lanciò una pietra contro il quadro, danneggiandolo. La storia racconta poi che l’uomo fu condannato a morte per un omicidio non commesso. In ogni caso il quadro oggi rappresenta l’immagine visiva del patire innocente tanto che nei giorni scorsi la “Vergine con l’occhio nero” è stata uno dei “volti” della giornata contro le violenza sulle donne.

 

da "avvenire.it"

Verso il Natale. Inizia l'Avvento. Come vivere il tempo dell'attesa

 

 
Giacomo Gambassi giovedì 29 novembre 2018
Che cos'è l'Avvento? Quanto dura? Quali paramenti indossa il sacerdote? Come si articola questo tempo liturgico? Quali letture sono proposte nella Messa? Ecco le risposte
L'albero di Natale di fronte alla Basilica Vaticana in piazza San Pietro negli anni scorsi (foto Ansa)

Inizia domenica 2 dicembre 2018 l’Avvento, il tempo forte dell’Anno liturgico che prepara al Natale. La prima domenica di Avvento apre il nuovo Anno liturgico. Quattro sono le domeniche di Avvento nel rito romano, mentre nel rito ambrosiano sono sei e infatti l’Avvento è già cominciato domenica 18 novembre. Si tratta di un «tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, anche per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo», aveva spiegato lo scorso anno papa Francesco nel suo primo Angelus d’Avvento in piazza San Pietro. E la domenica successiva, sempre all’Angelus, aveva chiarito che «è un tempo per riconoscere i vuoti da colmare nella nostra vita, per spianare le asperità dell’orgoglio e fare spazio a Gesù che viene».

 

 

L’Avvento inizia con i primi Vespri della prima Domenica di Avvento e termina prima dei primi Vespri di Natale. Il colore dei paramenti liturgici indossati dal sacerdote è il viola; nella terza domenica di Avvento (ossia, la domenica Guadete) facoltativamente si può usare il rosa, a rappresentare la gioia per la venuta di Cristo. Nella celebrazione eucaristica non viene recitato il Gloria, in maniera che esso risuoni più vivo nella Messa della notte per la Natività del Signore.

 

I nomi tradizionali delle domeniche di Avvento sono tratti dalle prime parole dell’Antifona di ingresso alla Messa. La prima domenica è detta del Ad te levavi («A te elevo», Salmo 25); la seconda domenica è chiamata del Populus Sion («Popolo di Sion», Isaia 30,19.30); la terza domenica è quella del Gaudete («Rallegratevi», Filippesi 4,4.5); la quarta domenica è quella del Rorate («Stillate», Isaia 45,8).

 

L’origine dell’Avvento

Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventusIl vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto.

I cristiani adottarono la parola Avvento per esprimere la loro relazione con Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi.

 

Il tempo dell’attesa, della conversione e della speranza

L’Avvento è «tempo di attesa, di conversione, di speranza», come spiega Direttorio su pietà popolare e liturgia. È il tempo dell’attesa della venuta di Dio che viene celebrata nei suoi due momenti: la prima parte del tempo di Avvento invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; poi, avvicinandosi il Natale, la seconda parte dell’Avvento rimanda al mistero dell’Incarnazione e chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la salvezza di tutti. Ciò è spiegato nel primo Prefazio di Avvento, ossia la preghiera che “apre” la liturgia eucaristica all’interno della Messa dopo l’Offertorio. In essa si sottolinea che il Signore «al suo primo avvento nell’umiltà della nostra natura umana, portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza». E poi si aggiunge: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa».

 L’Avvento è poi tempo di conversione, alla quale la liturgia di questo momento forte invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Matteo 3, 2). Infine è il tempo della speranza gioiosa che la salvezza già operata da e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione, e «noi saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è» (1 Giovanni 3, 2).

 

Le letture dell'Avvento

Le letture – nel 2018 vengono seguite quelle dell’Anno C con il Vangelo di Luca – testimoniano questa suddivisione dell’Avvento. Nella prima domenica di Avvento – 2 dicembre – il Vangelo (Luca 21,25-28.34-36) descrive «il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria» e ricorda che «la vostra liberazione è vicina». Nella seconda domenica di Avvento – 9 dicembre – il Vangelo (Luca 3,1-6) ha al centro Giovanni Battista che predica «un Battesimo di conversione» ed è «voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore». Nella terza domenica di Avvento – 16 dicembre – il Vangelo (Luca 3,10-18) si sofferma ancora sul Battista che spiega: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali». Infine il Vangelo dell’ultima domenica di Avvento (Luca 1,39-45) – 23 dicembre – è quello dell’incontro fra Maria ed Elisabetta che si rivolge alla Vergine con queste parole: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?».

 

 

Maria, icona dell’Avvento

Nei ritmi dell’anno liturgico l’Avvento è il tempo mariano per eccellenza. Lo ricorda chiaramente Paolo VI nel paragrafo 4 della Marialis Cultus: «In tal modo i fedeli, che vivono con la Liturgia lo spirito dell’Avvento, considerando l’ineffabile amore con cui la Vergine Madre attese il Figlio,sono invitati ad assumerla come modello e a prepararsi per andare incontro al Salvatore che viene, vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode». Il tempo dell’Avvento ha quindi come icona quella della Vergine. Papa Francesco ha sottolineato che «Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo» ed è «colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, “la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni” (Romani 16,25)» grazie «al suo “sì” umile e coraggioso». La presenza della Solennità dell’Immacolata Concezione – 8 dicembre – fa parte del mistero che l’Avvento celebra: Maria è il prototipo dell’umanità redenta, il frutto più eccelso della venuta redentiva di Cristo. E in questo tempo forte la figura della Vergine viene presentata come l’icona dell’attesa fiduciosa e vigilante, della disponibilità attenta e concreta al mistero di Dio. 

 

da "avvenire.it"